Il blog di Michele Fiorentino... diffidate dalle imitazioni (anche perché non ce ne sono)
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martedì 4 settembre 2012
Mio cugino non sposerà Nichi Vendola
Vendola vuole sposarsi. Anche mio cugino, ma purtroppo la discriminazione nei confronti dei lavoratori under 35, in Italia, è una dura realtà.
giovedì 12 aprile 2012
Lavoratori della domenica
Non sono contrario all'apertura domenicale dei negozi. Deregulation o come diavolo si chiama, sostengo, molto più basicamente, che in tempo di scarse risorse qualche oretta extra di lavoro (e potenzialmente di introiti) non può che far bene. Ovviamente, a patto che ciò non si ritorca contro i lavoratori dipendenti, che quell'extra hanno diritto a farselo pagare o a rifiutarlo in nome di una legittima pausa da dedicare alla famiglia. La Pam/Panorama supermercati ha cercato una soluzione all'americana: spazio agli studenti, che così hanno l'opportunità di guadagnare qualcosina e di fare esperienza nel mondo del lavoro. Se effettivamente tali prestazioni verranno equamente corrisposte, se a chi avrà finito gli studi e sarà rimasto folgorato dalla tipologia di attività verrà offerta la chance di proseguire nella carriera con contratti "da grande", se l'opportunità verrà offerta anche a giovani disoccupati non studenti (ma in età da studi) e se, in sostanza, l'iniziativa Pam non si tramuterà in un circolo vizioso di sfruttamento dell'occupazione a basso costo, allora ben venga e che serva d'esempio.
giovedì 8 marzo 2012
Diritti a punti di un Paese anormale
La Fornero, che una ne pensa e cento ne fa, ha detto "no a nuovi flussi, ma più tempo per disoccupati". Perché, sostiene, non si possono penalizzare gli stranieri che percepiscono l'assegno di disoccupazione. Indi, trattasi di "un provvedimento naturale, in quanto si tratta di lavoratori che hanno, ai sensi della legge 223 del 91, diritto all’assegno di disoccupazione, diritto che non viene meno in caso di rimpatrio. Sembrerebbe una mera crudeltà rimpatriare una persona che beneficia di un assegno di disoccupazione, al quale avrebbe diritto anche se fosse rimandato nel suo Paese". In sostanza, come inserito nella bozza di riforma dei permessi di soggiorno, si valuterà di prorogare ad almeno un anno, rispetto ai sei mesi attuali, il soggiorno in Italia degli stranieri disoccupati. Si valuterà ciò che, in un Paese civile (e per certi versi normale), sarebbe inconfutabile e fuori da ogni discussione: permettere a chi si è guadagnato un aiuto pagando puntualmente le tasse di usufruirne in caso di estrema necessità... A proposito, dal 10 marzo scatterà il permesso a punti. I punti, qualcuno glielo spieghi a questa politica pachidermica, si scalano dalla cartella del supermercato per vincere una pentola a pressione o dalle patenti degli ubriachi al volante, non dal futuro di un lavoratore onesto.
martedì 28 febbraio 2012
Quello che gli italiani non fanno
L'occupazione straniera, extracomunitaria soprattutto (eccezion fatta per la comunità rumena), va in controtendenza rispetto all'italiana. Nella prima parte del 2012 è previsto un incremento 2%, che stride non poco con il -1,3% dell'occupazione made in Italy. Lo afferma un’indagine di 800 imprese italiane con meno di 20 addetti, condotta da Panel Data per Fondazione Leone Moressa. Ma di che occupazione si tratta? Nel (quasi) 80% dei casi a tempo indeterminato e nel 60% con la qualifica di operaio generico (selezionato spesso senza richiedere esperienze precedenti). Del resto lo aveva già messo in luce lo scorso rapporto Caritas: in Italia, 35mila posti appartenenti alla categoria dei vecchi "mestieri" rimangono ogni anno senza occupazione. Il perché la leggenda degli stranieri che "fanno i lavori che gli italiani non vogliono" sia considerata tale permane un segreto. Che finirà nella tomba assieme a questa benedetta generazione del '68 ed alle sue menate sulle pari opportunità che hanno drogato il mercato del lavoro e quello della formazione in nome di un'uguaglianza fittizia.
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lunedì 20 febbraio 2012
Apprendistati. Si fa per dire
Stando a quanto sostiene Datagiovani, solo il 32% dei giovani italiani assunti con un contratto di apprendistato hanno poi spuntato un contratto di lavoro a tempo indeterminato. L'apprendistato non è, evidentemente, la soluzione al problema del lavoro giovanile, ma continua ad essere al centro della discussione tra sindacati e governo. Mah... Intanto, per l'agognato contrattino, si ricorre (nel 79% per cento dei casi) ancora al vetusto ma sempre efficace metodo del "chiedo all'amico, al parente, al conoscente, al sindacato...". Appunto.
venerdì 17 febbraio 2012
E' nato prima l'uovo o la gallina?
In Italia ci sono 80mila occupati giovani in meno, in Spagna va in scena il ratto dei talenti "under" da parte di Regno Unito e Germania, che però a loro volta stanno soffrendo sintomi da soffocamento (Berlino continua ad essere una delle città con più disoccupazione d'Europa) e cominciano a "selezionare" i lavoratori da immettere nei mercati occupazionali nazionali. In Grecia è tempo di tragedia e stavolta non è una battuta becera. Intanto si emigra verso il Sud America e si pensa a un neo-protezionismo alla giapponese per suturare l'emorragia. L'UE affonda. Lo sostengo da tempo: non si può chiedere all'Europa di fare l'Europa se prima non si crea una base europea su cui costruirla. E il lavoro è parte essenziale di essa. O la soluzione è, davvero, solo una Banca Centrale che emetta e compri debiti? Ha senso un'Unione Europea in cui ci sono almeno 200 o 300 contratti lavorativi collettivi differenti? Perché la Ces, invece di indire mobilitazioni unitarie, non avanza proposte unitarie? Ne abbozzo qualcuna, giusto così, per sommi capi:
- unico modello per gli stage e per l'apprendistato professionale, pensato e realizzato di concerto con le università e le scuole di specializzazione accreditate presso gli enti competenti.
- due/tre modelli retributivi e contributivi per i giovani lavoratori che siano proporzionali al reddito pro-capite di ogni paese partendo da una base europea.
- europeizzazione ed "esportabilità" "premiata" degli ammortizzatori sociali e delle misure di sostegno al reddito.
- accordo condiviso sull'età massima di appartenenza alla categoria "giovani".
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domenica 12 febbraio 2012
Vogliono solo lavorare
I Colombo del 2000, in partenza verso l'America, terra di novella libertà, intesa come indipendenza economica e familiare. La testata spagnola 20 Minutos ha rivelato le storie di tanti giovani iberici emigrati in... Cile pur di trovare un lavoro. Non di guadagnare di più o di imporsi nel settore preferito e in condizioni idilliache: semplicemente di lavorare, in un Paese che vanta un 6,6% di disoccupazione (contro il 23 e passa spagnolo) e una percentuale di crescita del 6%. Come spiega, senza lasciare adito a dubbi, la neolaureata Marga: "Vivi a 13000 km da casa, gli stipendi non sono granché e hai solo 15 giorni di ferie all'anno". Ma si lavora (retribuiti) e tanto basta, anche se ciò significa dire addio agli affetti di una vita. Intanto qui (in Europa e nei Pigs in particolare) si continua a discutere bruscamente tra governi e sindacati di articoli 18, di come proteggere i lavoratori (o se stessi?), piuttosto di come creare le condizioni per l'inserimento di forze lavorative fresche (e meno fresche) nel mercato occupazionale. Il che significa riforme profonde: reti di incentivi alle assunzioni attraverso vantaggi fiscali (e di credito) alle piccole e medie imprese, maggiore mobilità del lavoro compensata da ammortizzatori più moderni che coinvolgano a tutto tondo l'imprenditoria (freni naturali all'espulsione), rivalutazione (e professionalizzazione) del "mestiere" a partire dall'universo formativo pre-universitario, che smonti le vetuste e malsane idee sessantottine sulle pari opportunità (sul traguardo, anziché allo start) ad ogni costo, regole certe e limiti inequivocabili per apprendistati, stage e affini. E tanti eccetera. O il traffico sull'oceano diventerà presto un ingorgo.
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venerdì 10 febbraio 2012
Mia nipote ha un notebook
A Natale sono stato in Spagna, come d'abitudine internazionale secondo cui Natale con i tuoi (nel senso dei suoi, di mia moglie) e Pasqua con chi vuoi. E, nel bel mezzo del cenone, mia nipote, non ancora undicenne, mi ha piazzato davanti un notebook nuovo di zecca, ha cercato "ai se eu te pego" su Youtube e me l'ha sparata a tutto volume per una mezz'oretta buona. La notizia non è che mia nipote ha gusti musicali pessimi (in linea con quelli di suo zio), ma che con la prima comunione ancora fresca fresca abbia già un notebook fornito in concessione gratuita dalla Regione di appartenenza su finanziamento del Ministero della Pubblica Istruzione (dalla quinta elementare fino alla terza media). Ovvero, mentre in Italia accorpiamo gli istituti per risparmiare pure sulle bollette del gas, in un paese con 5 milioni (23%) circa di disoccupati, non smettono di investire nella formazione. Cioè sul futuro.
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mercoledì 8 febbraio 2012
Senati senili, giovani 34enni e mesi di 20 giorni
I giovani, elettoralmente (e pensionisticamente), non contano più nulla. Ormai si avviano a scendere mestamente sotto la soglia del 20%, contro il 32% abbondante degli over 55. E ciò nonostante per "giovani" si intendano i "ragazzi" fino a... 34 anni (!), quota innalzata ad hoc per mascherare una ruota sociale inceppata da tempo e un sistema lavorativo incapace di creare occupazione e di autorigenerarsi. Non dico il voto doppio, ma almeno l'abolizione dell'anacronismo del Senato riservato agli elettori over 25 (per tacere dei 40 anni richiesti per essere eletti...) andrebbe realizzata in tempi brevi. Per convenienza e per decenza. Eh già, ma poi due Camere che ce le hai a fare, se sono uguali e speculari? Dove e come li reinserisci "occupazionalmente" 315 over 40 senza il salvagente dell'art. 18? Come fanno ad arrivare al 27 con moglie (e mariti) e figli/e da campare? Semplice: riduciamo il mese a 20 giorni e il gioco è fatto.
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martedì 7 febbraio 2012
Il posto fisso è umano, sdrammatizzare è diabolico
Monti voleva sdrammatizzare con la sua apologia del posto fisso, questo noiosissimo sconosciuto dei tempi moderni. La verità è che l'italiano del 2000 vuole lavorare a due passi da mamma e papà. Che, in altre parole, fa più o meno "bamboccione", "sfigato" nella migliore delle ipotesi. Senza offesa, però: quella della Cancellieri è una battuta provocatoria, per sdrammatizzare sui dati Istat, secondo i quali 2,7 milioni di italiani vivono nell'atipicità e il 47% degli under 25 nel perenne precariato. Ma per sorridere un po', anzi sdrammatizzare, sulla peggiore crisi generazionale degli ultimi 50 anni, non erano meglio le care, vecchie barzellette sui carabinieri? Invece c'è poco da scherzare: una generazione intera si prepari pure alle barricate sociali.
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