Gli italiani tornano a emigrare in Germania. Vanno a ruba i corsi di tedesco e i dvd della santa messa di Natale di Benedetto XVI. Addio Spagna dei sogni infranti, l'America è una traversata che non vale l'impresa, il Sud America da tempo ha perso lo charme di un tempo e la Cina tira, ma sotto sotto fa paura. Si torna in Germania, nella stabile Germania, che sembra non conoscere crisi. Il fenomeno emigrazione, dopo una leggera frenata, riprende a pieno regime adagiandosi su un canovaccio classico. Però, UE o non UE, resta un salto nel buio. (continua a leggere)
Il blog di Michele Fiorentino... diffidate dalle imitazioni (anche perché non ce ne sono)
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martedì 4 settembre 2012
sabato 18 febbraio 2012
Quando il Wulff non arriva all'uva...
Come il classico lupo che non arriva all'uva perché dice che è acerba, così l'italiano che proprio non riesce a fare il tedesco neanche con tecnocrate al governo, gode dell'isolato scivolone del vicino teutonico. Che, per intenderci, non innalza il livello dell'italiano, ma semmai abbassa quello del tedesco: quindi al massimo siamo tutti e due asini, mica noi italiani siamo diventati improvvisamente puledri di razza... Comunque, nel profondo compiacimento italico per le dimissioni del presidente tedesco Wulff, accusato di illeciti, come al solito si è esagerato. E si è colta la palla al balzo per farneticare inutilmente, rivolgendo il ditone inquisitorio contro la Regione Puglia, rea di aver ospitato nella terra dei trulli un uomo accusato di aver intascato denaro illegalmente come se fosse, chessò, un Berlusca qualsiasi. Mettendo, tra l'altro, a serio rischio la propria immagine turistica e commerciale a livello internazionale: guardate cosa è successo a Panama per ricevere certi soggetti poco raccomandabili in delegazioni diplomatiche ufficiali.
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venerdì 17 febbraio 2012
E' nato prima l'uovo o la gallina?
In Italia ci sono 80mila occupati giovani in meno, in Spagna va in scena il ratto dei talenti "under" da parte di Regno Unito e Germania, che però a loro volta stanno soffrendo sintomi da soffocamento (Berlino continua ad essere una delle città con più disoccupazione d'Europa) e cominciano a "selezionare" i lavoratori da immettere nei mercati occupazionali nazionali. In Grecia è tempo di tragedia e stavolta non è una battuta becera. Intanto si emigra verso il Sud America e si pensa a un neo-protezionismo alla giapponese per suturare l'emorragia. L'UE affonda. Lo sostengo da tempo: non si può chiedere all'Europa di fare l'Europa se prima non si crea una base europea su cui costruirla. E il lavoro è parte essenziale di essa. O la soluzione è, davvero, solo una Banca Centrale che emetta e compri debiti? Ha senso un'Unione Europea in cui ci sono almeno 200 o 300 contratti lavorativi collettivi differenti? Perché la Ces, invece di indire mobilitazioni unitarie, non avanza proposte unitarie? Ne abbozzo qualcuna, giusto così, per sommi capi:
- unico modello per gli stage e per l'apprendistato professionale, pensato e realizzato di concerto con le università e le scuole di specializzazione accreditate presso gli enti competenti.
- due/tre modelli retributivi e contributivi per i giovani lavoratori che siano proporzionali al reddito pro-capite di ogni paese partendo da una base europea.
- europeizzazione ed "esportabilità" "premiata" degli ammortizzatori sociali e delle misure di sostegno al reddito.
- accordo condiviso sull'età massima di appartenenza alla categoria "giovani".
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