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lunedì 12 marzo 2012

Viva la Rai (International)

Gli italiani all'estero si sono mobilitati contro i tagli e la paventata chiusura di Rai Italia e del servizio International (il canale per l'estero, insomma). Non si può perdere uno strumento, si legge in una delle tante note in circolazione, "che svolge un importante ruolo di informazione, formazione e comunicazione". Concordo, mi associo (anzi, mi sono già associato) e sostengo. Tuttavia, da ex italiano all'estero di lungo corso e da attuale componente del Consiglio Generale Pugliesi nel Mondo, dico: ok sulla questione tagli, perché se il servizio pubblico (a pagamento per chi in Italia risiede) a favore delle eccellenze all'estero e per l'estero deve essere quello che è ora, meglio metterci una croce sopra e tanti saluti. In fondo, la vita continua e le alternative non mancano. Penso e la (ri)butto lì, a un network che si appoggi (ad esempio) su Youtube, che faccia capo al CGIE e si dirami ai CG regionali (che a mio parere andrebbe lanciato a prescindere dalle sorti di Rai Italia). Dubito che si perderebbero contatti, in quanto a spendibilità del brand, beh... non credo che la Rai viva il suo punto di massimo splendore e sui contenuti sicuramente ci sarebbe un filo più diretto con e tra le esigenze degli utenti diretti. Salvare Mamma Rai ha sempre quell'intramontabile fascino nazional popolare, ma dare un'occhiata al futuro non sarebbe male.

martedì 28 febbraio 2012

Indignati con moderazione

Stop allo spot. Un coro di sdegno si è levato contro la pubblicità della lotteria Superenalotto, in cui improbabili, stereotipatissimi, personaggi canticchiano promettendo altrettanto improbabili acquisti in caso di vittorie milionarie grazie a puntate moderate, "il giusto" per svoltare... Uno spot "che fa paura", "un insulto alla miseria", "un'istigazione al non risparmio", "l'inno della vergogna" e chi più ne ha, più ne apostrofa. Ovunque, da Facebook a Twitter, passando per tv, Youtube e nobili colonne dei giornali più in voga e più in Vogue. Bene, pur convenendo sulla poca opportunità dell'uscita dei Monopoli di Stato, più che censurare lo spot canterino, non baderei a spese e lancerei una contro-campagna pubblicitaria. Primo corto: si vede un rappresentante commerciale (o un camionista nella versione heavy) che va dal benzinaio e, accompagnato da note allegre ma non troppo, esclama: "In Spagna un litro 1,34, qui fino a 1,80: fai il pieno con moderazione!". Poi magari quello di un casalingo che fa la spesa al supermarket e ballando il tip tap alla Fred Astaire intona: "Inflazione nell'eurozona 2,75%, 2,11 in Germania e in Italia 3,16: mangia con moderazione!". Infine, per la tarda nottata, ma solo perché troppo osé per i più piccini, quella di un operaio che legge la busta paga e, sull'aria del "de profundis", ci ricorda solenne, in rima baciata: "In Italia gli stipendi più bassi d'Eurolandia, peggio pure di Grecia, Spagna e Irlanda. Io però non ho problemi: lo ricevo con moderazione... dalla cassa integrazione!". Se vi sono avanzati due euro, a fine mese, mi raccomando: giocateli con moderazione! E indignatevi per le cose serie, che è gratis.

giovedì 23 febbraio 2012

Pornodelibere

Più volte mi è capitato di confrontarmi con giovani imprenditori ed imprenditrici che hanno presentato il proprio progetto ai vari bandi, nazionali e regionali, studiati per il fomento dell'iniziativa privata, nella speranza di un finanziamento più o meno a fondo perduto (o tasso agevolato che sia) che sostenga un principio di idea, potenzialmente remunerativa. Bandi lodevoli da un punto di vista e atti dovuti dall'altro, nel Paese con la più alta percentuale di partite Iva dell'universo conosciuto. Non in pochi casi le proposte hanno ricevuto il visto buono da chi di dovere (bravi!), ma in quasi tutti i casi sono trascorsi (e trascorrono ancora) tempi biblici per la delibera definitiva, quella che permette lo start up effettivo dell'attività imprenditoriale. Con i disagi, ovvi, che ne conseguono (fornitori che nel frattempo cambiano i listini, clienti che intanto partono verso altri lidi, ecc.). Io ribatto, convinto, che è solo un effetto collaterale, che la burocrazia ha i suoi tempi, che bisogna aver pazienza, insomma. Poi qualcuno mi ha fatto notare che ad Andria il Comune ha deliberato, d'urgenza, l'oscuramento di manifesti pubblicitari rei di esporre una nota pornostar facente bella mostra di sé e delle sue grazie. E sono rimasto senza argomenti, completamente nudo davanti all'evidenza. Qualcuno deliberi anche il mio, di oscuramento, ché non è un bel vedere... 

sabato 18 febbraio 2012

La scelta di non scegliere

Tra Belen e Fornero, la figlia di Bersani sceglierebbe quest'ultima. A mia figlia, se l'avessi, spiegherei piuttosto perché, in questo benedetto paese, bisogna scegliere per forza tra Belen e Fornero. Forse, chissà, sceglierebbe di non scegliere.

Quando il Wulff non arriva all'uva...

Come il classico lupo che non arriva all'uva perché dice che è acerba, così l'italiano che proprio non riesce a fare il tedesco neanche con tecnocrate al governo, gode dell'isolato scivolone del vicino teutonico. Che, per intenderci, non innalza il livello dell'italiano, ma semmai abbassa quello del tedesco: quindi al massimo siamo tutti e due asini, mica noi italiani siamo diventati improvvisamente puledri di razza... Comunque, nel profondo compiacimento italico per le dimissioni del presidente tedesco Wulff, accusato di illeciti, come al solito si è esagerato. E si è colta la palla al balzo per farneticare inutilmente, rivolgendo il ditone inquisitorio contro la Regione Puglia, rea di aver ospitato nella terra dei trulli un uomo accusato di aver intascato denaro illegalmente come se fosse, chessò, un Berlusca qualsiasi. Mettendo, tra l'altro, a serio rischio la propria immagine turistica e commerciale a livello internazionale: guardate cosa è successo a Panama per ricevere certi soggetti poco raccomandabili in delegazioni diplomatiche ufficiali.

venerdì 17 febbraio 2012

E' nato prima l'uovo o la gallina?

In Italia ci sono 80mila occupati giovani in meno, in Spagna va in scena il ratto dei talenti "under" da parte di Regno Unito e Germania, che però a loro volta stanno soffrendo sintomi da soffocamento (Berlino continua ad essere una delle città con più disoccupazione d'Europa) e cominciano a "selezionare" i lavoratori da immettere nei mercati occupazionali nazionali. In Grecia è tempo di tragedia e stavolta non è una battuta becera. Intanto si emigra verso il Sud America e si pensa a un neo-protezionismo alla giapponese per suturare l'emorragia. L'UE affonda. Lo sostengo da tempo: non si può chiedere all'Europa di fare l'Europa se prima non si crea una base europea su cui costruirla. E il lavoro è parte essenziale di essa. O la soluzione è, davvero, solo una Banca Centrale che emetta e compri debiti? Ha senso un'Unione Europea in cui ci sono almeno 200 o 300 contratti lavorativi collettivi differenti? Perché la Ces, invece di indire mobilitazioni unitarie, non avanza proposte unitarie? Ne abbozzo qualcuna, giusto così, per sommi capi:
  • unico modello per gli stage e per l'apprendistato professionale, pensato e realizzato di concerto con le università e le scuole di specializzazione accreditate presso gli enti competenti.
  • due/tre modelli retributivi e contributivi per i giovani lavoratori che siano proporzionali al reddito pro-capite di ogni paese partendo da una base europea.
  • europeizzazione ed "esportabilità" "premiata" degli ammortizzatori sociali e delle misure di sostegno al reddito.
  • accordo condiviso sull'età massima di appartenenza alla categoria "giovani".
Invece di aspettare che l'Europa cali la manna dal cielo sotto forma di Eurobond, si cominci a colare il cemento per qualche fondamenta, ben salda al suolo, dell'Europa del futuro. Gli Eurobond arriveranno. O, mentre si litiga su chi sia nato prima fra l'uovo e la gallina, rischiamo di ritrovarci con un pollaio senza più pulcini.

domenica 12 febbraio 2012

Vogliono solo lavorare

I Colombo del 2000, in partenza verso l'America, terra di novella libertà, intesa come indipendenza economica e familiare. La testata spagnola 20 Minutos ha rivelato le storie di tanti giovani iberici emigrati in... Cile pur di trovare un lavoro. Non di guadagnare di più o di imporsi nel settore preferito e in condizioni idilliache: semplicemente di lavorare, in un Paese che vanta un 6,6% di disoccupazione (contro il 23 e passa spagnolo) e una percentuale di crescita del 6%. Come spiega, senza lasciare adito a dubbi, la neolaureata Marga: "Vivi a 13000 km da casa, gli stipendi non sono granché e hai solo 15 giorni di ferie all'anno". Ma si lavora (retribuiti) e tanto basta, anche se ciò significa dire addio agli affetti di una vita. Intanto qui (in Europa e nei Pigs in particolare) si continua a discutere bruscamente tra governi e sindacati di articoli 18, di come proteggere i lavoratori (o se stessi?), piuttosto di come creare le condizioni per l'inserimento di forze lavorative fresche (e meno fresche) nel mercato occupazionale. Il che significa riforme profonde: reti di incentivi alle assunzioni attraverso vantaggi fiscali (e di credito) alle piccole e medie imprese, maggiore mobilità del lavoro compensata da ammortizzatori più moderni che coinvolgano a tutto tondo l'imprenditoria (freni naturali all'espulsione), rivalutazione (e professionalizzazione) del "mestiere" a partire dall'universo formativo pre-universitario, che smonti le vetuste e malsane idee sessantottine sulle pari opportunità (sul traguardo, anziché allo start) ad ogni costo, regole certe e limiti inequivocabili per apprendistati, stage e affini. E tanti eccetera. O il traffico sull'oceano diventerà presto un ingorgo.

giovedì 9 febbraio 2012

Proiettili di rame

Una piccola divagazione calcistica. Anzi, la scusa ideale per immergersi in un suggestivo amrcord. Lo Zambia è tornato sulla piantina del calcio internazionale: è in finale di Coppa d'Africa dopo aver battuto il Ghana, la squadra (dopo l'Italia) che peggio tira i rigori della storia. Ho salutato la notizia con un sorriso: da sempre simpatizzo per i "proiettili di rame" o "chipolopolo", come vengono chiamati in patria i giocatori della nazionale. Una simpatia che risale a 24 anni fa. Tanti. E me ne sono accorto vedendo la reazione di qualche giovane collega nell'ascoltare la notizia e nell'osservare la mia conseguente soddisfazione. Giovani colleghi che si chiedono: "Stefano Tacconi chi, quello col pizzetto (col pizzetto, non con i baffi!!!) dell'Isola dei Famosi?" e a cui la parola Bwalya suona a centro turistico esotico. Per loro, che nel 1988, in quella mattinata di Seul trionfale per lo Zambia e di incredulità per l'Italia, non erano ancora nati o dormivano beatamente nella culla, ecco un piccolo omaggio in video ai "proiettili di rame"... bentornati, chipolopolo!

mercoledì 8 febbraio 2012

Senati senili, giovani 34enni e mesi di 20 giorni

I giovani, elettoralmente (e pensionisticamente), non contano più nulla. Ormai si avviano a scendere mestamente sotto la soglia del 20%, contro il 32% abbondante degli over 55. E ciò nonostante per "giovani" si intendano i "ragazzi" fino a... 34 anni (!), quota innalzata ad hoc per mascherare una ruota sociale inceppata da tempo e un sistema lavorativo incapace di creare occupazione e di autorigenerarsi. Non dico il voto doppio, ma almeno l'abolizione dell'anacronismo del Senato riservato agli elettori over 25 (per tacere dei 40 anni richiesti per essere eletti...) andrebbe realizzata in tempi brevi. Per convenienza e per decenza. Eh già, ma poi due Camere che ce le hai a fare, se sono uguali e speculari? Dove e come li reinserisci "occupazionalmente" 315 over 40 senza il salvagente dell'art. 18? Come fanno ad arrivare al 27 con moglie (e mariti) e figli/e da campare? Semplice: riduciamo il mese a 20 giorni e il gioco è fatto.