Il blog di Michele Fiorentino... diffidate dalle imitazioni (anche perché non ce ne sono)
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giovedì 16 febbraio 2012
Roba da casta
Stando a una denuncia realizzata da "Errori di stampa", solo a Roma sono più di 2000 i giornalisti precari, che vivono con stipendi che definire tali è già un insulto, sballottati da un contratto all'altro (e cito): cococo, cocopro, stage gratuiti, lavoro nero, borderò, partite Iva, Frt, cessione dei diritti d’autore, contributi di solidarietà, tempo determinato, indeterminato con facilità di licenziamento senza tutele né indennità e con un preavviso di appena 30 giorni. Per non parlare degli assurdi inquadramenti per “risparmiare” sul costo del lavoratore: consulenti, autori, programmisti, assistenti, segretari e addetti alla redazione. Meno male che l'intesa sull'articolo 18 sembra vicina: tra qualche decina d'anni, quando entreranno di diritto a far parte dell'ambita casta dei giornalisti a tempo indeterminato, cacciarli a pedate non sarà così facile come pretendono questi tecnocrati senza cuore del Governo...
domenica 12 febbraio 2012
Vogliono solo lavorare
I Colombo del 2000, in partenza verso l'America, terra di novella libertà, intesa come indipendenza economica e familiare. La testata spagnola 20 Minutos ha rivelato le storie di tanti giovani iberici emigrati in... Cile pur di trovare un lavoro. Non di guadagnare di più o di imporsi nel settore preferito e in condizioni idilliache: semplicemente di lavorare, in un Paese che vanta un 6,6% di disoccupazione (contro il 23 e passa spagnolo) e una percentuale di crescita del 6%. Come spiega, senza lasciare adito a dubbi, la neolaureata Marga: "Vivi a 13000 km da casa, gli stipendi non sono granché e hai solo 15 giorni di ferie all'anno". Ma si lavora (retribuiti) e tanto basta, anche se ciò significa dire addio agli affetti di una vita. Intanto qui (in Europa e nei Pigs in particolare) si continua a discutere bruscamente tra governi e sindacati di articoli 18, di come proteggere i lavoratori (o se stessi?), piuttosto di come creare le condizioni per l'inserimento di forze lavorative fresche (e meno fresche) nel mercato occupazionale. Il che significa riforme profonde: reti di incentivi alle assunzioni attraverso vantaggi fiscali (e di credito) alle piccole e medie imprese, maggiore mobilità del lavoro compensata da ammortizzatori più moderni che coinvolgano a tutto tondo l'imprenditoria (freni naturali all'espulsione), rivalutazione (e professionalizzazione) del "mestiere" a partire dall'universo formativo pre-universitario, che smonti le vetuste e malsane idee sessantottine sulle pari opportunità (sul traguardo, anziché allo start) ad ogni costo, regole certe e limiti inequivocabili per apprendistati, stage e affini. E tanti eccetera. O il traffico sull'oceano diventerà presto un ingorgo.
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mercoledì 8 febbraio 2012
Senati senili, giovani 34enni e mesi di 20 giorni
I giovani, elettoralmente (e pensionisticamente), non contano più nulla. Ormai si avviano a scendere mestamente sotto la soglia del 20%, contro il 32% abbondante degli over 55. E ciò nonostante per "giovani" si intendano i "ragazzi" fino a... 34 anni (!), quota innalzata ad hoc per mascherare una ruota sociale inceppata da tempo e un sistema lavorativo incapace di creare occupazione e di autorigenerarsi. Non dico il voto doppio, ma almeno l'abolizione dell'anacronismo del Senato riservato agli elettori over 25 (per tacere dei 40 anni richiesti per essere eletti...) andrebbe realizzata in tempi brevi. Per convenienza e per decenza. Eh già, ma poi due Camere che ce le hai a fare, se sono uguali e speculari? Dove e come li reinserisci "occupazionalmente" 315 over 40 senza il salvagente dell'art. 18? Come fanno ad arrivare al 27 con moglie (e mariti) e figli/e da campare? Semplice: riduciamo il mese a 20 giorni e il gioco è fatto.
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