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giovedì 8 marzo 2012

Diritti a punti di un Paese anormale

La Fornero, che una ne pensa e cento ne fa, ha detto "no a nuovi flussi, ma più tempo per disoccupati". Perché, sostiene, non si possono penalizzare gli stranieri che percepiscono l'assegno di disoccupazione. Indi, trattasi di "un provvedimento naturale, in quanto si tratta di lavoratori che hanno, ai sensi della legge 223 del 91, diritto all’assegno di disoccupazione, diritto che non viene meno in caso di rimpatrio. Sembrerebbe una mera crudeltà rimpatriare una persona che beneficia di un assegno di disoccupazione, al quale avrebbe diritto anche se fosse rimandato nel suo Paese". In sostanza, come inserito nella bozza di riforma dei permessi di soggiorno, si valuterà di prorogare ad almeno un anno, rispetto ai sei mesi attuali, il soggiorno in Italia degli stranieri disoccupati. Si valuterà ciò che, in un Paese civile (e per certi versi normale), sarebbe inconfutabile e fuori da ogni discussione: permettere a chi si è guadagnato un aiuto pagando puntualmente le tasse di usufruirne in caso di estrema necessità... A proposito, dal 10 marzo scatterà il permesso a punti. I punti, qualcuno glielo spieghi a questa politica pachidermica, si scalano dalla cartella del supermercato per vincere una pentola a pressione o dalle patenti degli ubriachi al volante, non dal futuro di un lavoratore onesto.

domenica 12 febbraio 2012

Vogliono solo lavorare

I Colombo del 2000, in partenza verso l'America, terra di novella libertà, intesa come indipendenza economica e familiare. La testata spagnola 20 Minutos ha rivelato le storie di tanti giovani iberici emigrati in... Cile pur di trovare un lavoro. Non di guadagnare di più o di imporsi nel settore preferito e in condizioni idilliache: semplicemente di lavorare, in un Paese che vanta un 6,6% di disoccupazione (contro il 23 e passa spagnolo) e una percentuale di crescita del 6%. Come spiega, senza lasciare adito a dubbi, la neolaureata Marga: "Vivi a 13000 km da casa, gli stipendi non sono granché e hai solo 15 giorni di ferie all'anno". Ma si lavora (retribuiti) e tanto basta, anche se ciò significa dire addio agli affetti di una vita. Intanto qui (in Europa e nei Pigs in particolare) si continua a discutere bruscamente tra governi e sindacati di articoli 18, di come proteggere i lavoratori (o se stessi?), piuttosto di come creare le condizioni per l'inserimento di forze lavorative fresche (e meno fresche) nel mercato occupazionale. Il che significa riforme profonde: reti di incentivi alle assunzioni attraverso vantaggi fiscali (e di credito) alle piccole e medie imprese, maggiore mobilità del lavoro compensata da ammortizzatori più moderni che coinvolgano a tutto tondo l'imprenditoria (freni naturali all'espulsione), rivalutazione (e professionalizzazione) del "mestiere" a partire dall'universo formativo pre-universitario, che smonti le vetuste e malsane idee sessantottine sulle pari opportunità (sul traguardo, anziché allo start) ad ogni costo, regole certe e limiti inequivocabili per apprendistati, stage e affini. E tanti eccetera. O il traffico sull'oceano diventerà presto un ingorgo.