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giovedì 12 aprile 2012

Lavoratori della domenica

Non sono contrario all'apertura domenicale dei negozi. Deregulation o come diavolo si chiama, sostengo, molto più basicamente, che in tempo di scarse risorse qualche oretta extra di lavoro (e potenzialmente di introiti) non può che far bene. Ovviamente, a patto che ciò non si ritorca contro i lavoratori dipendenti, che quell'extra hanno diritto a farselo pagare o a rifiutarlo in nome di una legittima pausa da dedicare alla famiglia. La Pam/Panorama supermercati ha cercato una soluzione all'americana: spazio agli studenti, che così hanno l'opportunità di guadagnare qualcosina e di fare esperienza nel mondo del lavoro. Se effettivamente tali prestazioni verranno equamente corrisposte,  se a chi avrà finito gli studi e sarà rimasto folgorato dalla tipologia di attività verrà offerta la chance di proseguire nella carriera con contratti "da grande", se l'opportunità verrà offerta anche a giovani disoccupati non studenti (ma in età da studi) e se, in sostanza, l'iniziativa Pam non si tramuterà in un circolo vizioso di sfruttamento dell'occupazione a basso costo, allora ben venga e che serva d'esempio.

martedì 14 febbraio 2012

Italia? Grazie, non studio

La fuga di giovani cervelli dall'Italia è stata monetizzata in quasi 2 miliardi di euro all'anno che finiscono nelle casse di nazioni "concorrenti". Tanto valgono i brevetti messi a punto dai nostri geni valorizzati oltre confine. Ma che l'appeal del nostro Paese sia ormai ai minimi storici lo dimostra anche lo scarso effetto sostituzione. La cifra di 50mila permessi per motivi di studio fissata dal Ministero degli Esteri non verrà sforata. Di nuovo. In Italia si viene per raccogliere, non per costruire. Solo il 4% degli studenti proviene dall'estero, cifra che non compensa l'emorragia di talenti che scappano verso lidi migliori. Il terreno accademico è arido, per nulla fertile, non ha mercato dentro e fuori, stritolato dai tagli e da una dinamica baronale propria più del medioevo che di un mercato plurale e globalizzato. Una lenta agonia che porta solo a una conclusione: l'eutanasia del sistema universitario e scolastico, anticamera dell'espulsione dai mercati che contano. Siamo fermi a dieci anni fa, tagliamo mentre gli altri investono per non essere costretti a tagliare. Tutte le discussioni sull'art.18 e la flessibilità del lavoro sono inutili senza una vera riforma del sistema formativo, ovvero senza investimenti ingenti e continuativi sulla ricerca, condivisi sopratutto dalla rete industriale nazionale e internazionale (sullo stile Usa) e non più dipendenti esclusivamente da fondi pubblici.